Livellamento del piatto: cosa risolve davvero e come farlo
Un primo strato che aderisce bene da un lato della piastra e non dall'altro è quasi sempre un problema di livellamento, anche su una macchina con sensore automatico. Questa pagina spiega che cosa corregge davvero il livellamento, come eseguire una calibrazione manuale con il metodo del foglio di carta e con che frequenza riprenderla.
La risposta breve
Il livellamento automatico del piatto costruisce una mesh delle altezze che il firmware usa per regolare lo Z durante la stampa; non sostituisce il livellamento meccanico quando lo scarto tra gli angoli supera l'intervallo di compensazione della mesh. Sulle macchine con sensore di forza come la Bambu Lab A1 e la P1S, l'ugello tocca la piastra in più punti per costruire quella mesh, il che presuppone un ugello e una piastra puliti. Su una macchina manuale, il metodo del foglio di carta resta l'approccio standard, con lo Z-offset calibrato separatamente in seguito, a caldo.
Livellamento meccanico e compensazione a mesh non sono la stessa cosa
Il livellamento meccanico consiste nel regolare la posizione fisica del piatto (o della testina, a seconda della macchina) in modo che la sua superficie sia parallela agli assi X e Y. Il mesh bed leveling non cambia nulla dal punto di vista meccanico: il firmware sonda una griglia di punti sulla piastra, costruisce una mappa delle differenze di altezza, poi regola lo Z durante la stampa per seguire quelle variazioni.
Secondo la Prusa Knowledge Base, la funzione Bed Level Correction compensa le imperfezioni residue alzando o abbassando virtualmente il piatto sui lati sinistro, destro, anteriore e posteriore, entro un intervallo di più o meno 100 micron. Questo intervallo è volutamente limitato: corregge piccole deviazioni residue, non una piastra davvero deformata o montata male, che richiede prima una regolazione meccanica.
È per questo che una piastra molto deformata continua a creare problemi anche su una macchina con livellamento automatico: il firmware può seguire una pendenza lieve, ma non può compensare una deformazione importante senza sacrificare l'altezza del primo strato in alcuni punti.
Come funzionano davvero le stampanti con livellamento automatico?
Le stampanti con livellamento automatico del piatto non usano tutte la stessa tecnologia di sensori. Sulla Bambu Lab A1 e sulla P1S, la documentazione di Bambu Lab descrive estensimetri (sensori di forza) montati sotto la piastra: l'ugello tocca la superficie in una griglia di punti e il sensore rileva il contatto in ciascuno per costruire la mesh delle altezze. Altri marchi come Creality o Anycubic dotano parte della gamma di sonde induttive montate vicino all'ugello che misurano la distanza dalla piastra senza toccarla; in entrambi i casi il risultato è una mappa di compensazione equivalente.
In ogni caso, l'affidabilità della misura dipende dalla pulizia di ugello e piastra al momento della sonda. La pagina di risoluzione dei problemi di Bambu Lab sugli errori di livellamento della serie A1 osserva che i residui di filamento sull'ugello o i detriti sulla piastra falsano il rilevamento del contatto e possono far fallire il ciclo di livellamento prima ancora dell'inizio della stampa.
Perché il livellamento automatico non sostituisce un piatto pulito e uno Z-offset corretto
Il livellamento automatico corregge una mappa di altezze, non l'altezza di riferimento in sé; quello è compito dello Z-offset (o Live-Z, a seconda del marchio), che imposta la distanza tra la punta dell'ugello e la piastra all'inizio esatto del primo strato. Una mesh calcolata alla perfezione con uno Z-offset troppo alto dà comunque un primo strato che non aderisce; uno troppo basso schiaccia il filamento o graffia la piastra, indipendentemente da quanto sia buono il livellamento automatico.
Anche una piastra unta o polverosa falsa la lettura di contatto di un sensore di forza o il riflesso di una sonda ottica, il che può spostare leggermente la mesh calcolata. Il metodo di pulizia adatto a ciascuna superficie è trattato nella pagina sull'adesione al piatto, prima ancora che il livellamento rientri in gioco.
La calibrazione dello Z-offset si fa al meglio a temperatura di stampa, con ugello e piatto caldi: il metallo si dilata leggermente scaldandosi, quindi un valore impostato a freddo può risultare leggermente sbagliato una volta che la macchina raggiunge la temperatura di lavoro.
Il metodo della carta per il livellamento manuale del piatto
Su una macchina senza sensore automatico, o per verificare la meccanica prima di fidarti di una mesh, il metodo del foglio di carta resta il riferimento standard. Inizia scaldando piatto e ugello alla temperatura di stampa prevista, perché la dilatazione termica sposta leggermente le altezze misurate a freddo. Poi fai scorrere un normale foglio di carta tra l'ugello e la piastra, direttamente sotto ciascuna vite di livellamento, di solito situata in ognuno dei quattro angoli.
Per ogni angolo, abbassa l'ugello finché quasi tocca la piastra, poi gira la vite di livellamento finché senti un leggero attrito facendo scorrere il foglio avanti e indietro: non così tanta resistenza da bloccare il foglio, ma nemmeno uno scorrimento del tutto libero. Ripeti su tutti e quattro gli angoli, poi ricontrolla il primo, perché regolare un angolo modifica leggermente l'inclinazione complessiva della piastra.
Quando la meccanica sembra a posto, ripeti la routine dello Z-offset o il test del primo strato dello slicer, perché il metodo del foglio di carta imposta il parallelismo della piastra, non l'esatta distanza del primo strato. La guida al primo strato spiega come regolare quella distanza una volta che la piastra è livellata.
Sintomi di un piatto livellato male
Un piatto livellato male si manifesta come un primo strato irregolare più che come un difetto uniforme: un angolo in cui il filamento forma una linea sottile e traslucida che non si fonde con il passaggio successivo, di fronte a un angolo in cui l'ugello striscia sulla piastra, lascia segni o addirittura inceppa l'estrusione. Un pezzo che si stacca sempre dallo stesso angolo della piastra mentre il resto aderisce bene indica quasi sempre uno scarto di livellamento piuttosto che un puro problema di adesione.
Su una macchina con mesh automatica, fallimenti ripetuti del ciclo di livellamento all'avvio, o un messaggio di errore che cita il rilevamento del contatto, di solito indicano un problema hardware (ugello sporco, piastra sporca, cablaggio del sensore) più che un'impostazione da rifare.
PINDA, SuperPINDA, LoadCell: come si è evoluto il sensore di livellamento Prusa
Secondo la Prusa Knowledge Base, le stampanti da MK2/S a MK3S+ livellano il piatto con un sensore PINDA, poi SuperPINDA nelle revisioni più recenti, un sensore induttivo senza contatto che misura la distanza dalla piastra su una griglia di punti, con una densità impostabile da 3x3 (9 punti) a 7x7 (49 punti), regolabile nel menu Mesh Bed Leveling. Anche il numero di misure per punto (1, 3 o 5) si imposta lì; Prusa consiglia 3 o 5 misure, con il valore finale mediato, il che allunga il ciclo ma riduce il rischio di una singola lettura sbagliata.
Su questi modelli, una funzione chiamata «Magnet comp.» ignora volutamente tre punti di misura troppo vicini ai magneti del piatto in modalità 7x7, perché la loro lettura può essere errata fino a 80 micron secondo Prusa; quei punti vengono invece ricalcolati a partire da quelli vicini. Le più recenti MK4/S, MK3.9/S e XL abbandonano il sensore induttivo per una LoadCell che rileva il contatto meccanico tra l'ugello e la lamina d'acciaio e misura l'altezza solo nell'area effettivamente usata dalla stampa corrente, da tenere presente quando si legge il test del primo strato.
Messaggi di errore Prusa per un ciclo di livellamento automatico fallito
Sulle stampanti MK2.5/MK2.5S e MK3/MK3S+, l'errore «Bed leveling failed» compare durante l'ultima fase della calibrazione XYZ, che si ripete prima di ogni stampa, e si articola, secondo la Prusa Knowledge Base, in tre messaggi distinti. «Sensor didn't trigger. Debris on nozzle?» segnala un sensore che non scatta mai, di solito per residui di plastica sull'ugello o sul piatto. «Sensor triggered too high» indica più spesso un hotend non completamente inserito nell'estrusore, che falsa l'altezza di riferimento.
Il terzo messaggio, «Sensor disconnected or cable broken», indica un problema di cablaggio: Prusa consiglia di verificare che il sensore PINDA sia collegato correttamente alla scheda di controllo e di controllare il cavo per una fascetta troppo stretta che potrebbe danneggiarlo. In tutti e tre i casi, rilanciare una calibrazione Z completa dal menu LCD (Calibration, poi Calibrate Z) risolve la maggior parte dei casi prima di dover sostituire un componente.
Ogni quanto va livellata una stampante?
Su una macchina con livellamento automatico, la mesh viene in genere ricalcolata prima di ogni stampa o secondo una pianificazione regolabile nel firmware, il che limita la frequenza degli interventi manuali nell'uso quotidiano. Un controllo meccanico resta comunque opportuno dopo aver spostato la stampante, cambiato la piastra, dopo un urto al telaio, o se i fallimenti del livellamento automatico diventano frequenti nonostante una piastra pulita.
Su una macchina manuale, ricontrollare il livellamento ogni poche settimane di uso regolare, o appena compare un sintomo di adesione irregolare, evita di accumulare regolazioni su altre impostazioni quando la vera causa è la piastra.

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Specifiche tecniche e venditoreFonti e limiti
- Prusa Knowledge Base — Correzione del livellamento del piatto
- Bambu Lab Wiki — Risoluzione dei problemi di homing e livellamento sulla A1
- Bambu Lab Wiki — Livellamento manuale del piatto sulla A1
- Prusa Knowledge Base — Livellamento a mesh del piatto
- Prusa Knowledge Base — Livellamento del piatto fallito
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